Karlovy Vary è una città della Repubblica Ceca che ci riporta ai fasti della Belle Époque quando era conosciuta con il nome tedesco di Karlsbad (i bagni di Carlo, dall’imperatore che ne scoprì le fonti termali, secondo la leggenda). Dal Settecento all’inizio del Novecento la sua fama fu talmente vasta da attirare tutta l’aristocrazia europea di quel tempo.

La sua bellezza è dovuta ai tantissimi stabili che si succedono intatti da quel periodo e che testimoniano i fasti di quell’epoca d’oro. In seguito ci fu la parentesi sovietica, in cui i soggiorni termali furono riservati alla nomenclatura degli stati comunisti. Allora vennero costruite strutture meno eleganti, di impianto più razionalista, anni Settanta, e vennero adibite alla cura di malattie legate allo stomaco, al colesterolo e alla motilità. Conclusa la parentesi comunista, oggi la città attira turisti da tutto il mondo.

La città non ha una vera è propria piazza storica, ma si dipana lungo il fiume con un insieme di strutture d’epoca in cui si alternano alberghi, chiese, il teatro e soprattutto le curiose architetture che ospitano alcune delle ottanta fonti termali.

Il nome del corso d’acqua, Tepla, che in lingua slava significa ‘caldo’, ci svela una delle particolarità del fiume, le cui acque in inverno non gelano mai.

La più sontuosa fra le architetture che ospitano le fonti calde e saline (a temperature variabili fra i 30° e i 73°), è il lungo colonnato del Mulino, sorretto da delle colonne corinzie, in un elegante stile neoclassico di fine Ottocento.

Sotto questo colonnato, come sotto il colonnato ligneo poco lontano, e in altri punti del lungofiume, ci sono alcuni ‘pramen’ o fonti a cui si può accedere liberamente.

L’usanza prevede l’acquisto di piccoli boccali, dotati di un beccuccio nel manico, da cui assumere a piccoli sorsi l’acqua altrimenti molto salata. Ancora oggi la vendita di tali boccali avviene nei negozi e nelle baracchine nei pressi delle fonti e la loro produzione è prevalentemente locale.

Fra i tanti alberghi e luoghi di cura, la chiesa russo-ortodossa che si trova in una parte alta della città rispetto al lungofiume, e che fu edificata a fine Ottocento, è la testimonianza più viva del carattere internazionale e cosmopolita di Karlovy Vary.

Il simbolo principe del cosmopolitismo e della ricchezza di Karlovy Vary, rimane però l’hotel Pupp, la cui fondazione risale addirittura al 1701 e la cui clientela illustre ha spaziato da Wagner a Gogol, da Bismarck a Paganini, da Marx a Gina Lollobrigida. Nell’epoca comunista l’hotel prese il nome di Moskva, per poi riacquisire l’antico nome. Oggi vale la pena soffermarsi per una colazione o per un the nella sua elegante caffetteria.

Passeggiando per gli angoli di Karlovy Vary, l’antica e nobile Karlsbad, sembra ancora di respirare quell’aria di aristocratico splendore che ci hanno lasciato in eredità i protagonisti della Mitteleuropa di fine Settecento, dell’Ottocento e di inizio Novecento.

Testo e fotografie di Davide Fustini

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