Chemnitz è una città poco conosciuta dal turismo internazionale. La sua storia è legata alla fortuna industriale dovuta alla vicinanza dei monti Metalliferi, con le loro numerose miniere estrattive. La sua natura operaia la rese un simbolo del regime comunista della Germania dell’est nel periodo postbellico. Anche per questo, fino alla riunificazione tedesca, il suo nome fu Karl-Marx-Stadt.
Pochi sono gli edifici del centro storico ricostruiti dopo la distruzione bellica. Fra questi è la chiesa di san Giacomo, di fondazione antichissima e con una curiosa facciata di inizio Novecento che esprime delle rigorose linee Deco, in forte continuità con gli archi neo-gotici della parte bassa.
Lungo la parte destra della chiesa si dispongono con eleganza i due palazzi che accolgono il vecchio e il nuovo municipio. All’architettura più cupa e austera del quattrocentesco Vecchio Municipio, fa da contraltare la sagoma bianca e novecentesca del Nuovo Municipio. Il colpo d’occhio dalla vasta piazza del Neumarkt (il mercato nuovo), è molto gradevole, per via del contrasto dato dalle forme e dai colori.
Un suggerimento è quello di fare una sosta nella piccola pasticceria e panetteria della piazza, che si chiama “Die Türme”, ovvero le torri, per via delle torri dei municipi e di quella della chiesa di San Giacomo, che si possono scorgere anche dai tavolini del locale. Qui si può assaggiare la tipica torta dedicata a Karl-Marx, che come abbiamo detto dava il nome alla città.
Un’altra torre, la Roter Turm o torre rossa, compare solitaria in una zona poco distante dalla precedente, ma piena di stabili moderni, gallerie commerciali e vecchie costruzioni dal sapore comunista. Si tratta di una torre medievale che faceva parte delle mura cittadine e che svetta in un curioso contrasto fra antico e moderno.
In questa zona centrale, ma tutta plasmata dalla ricostruzione postbellica, si trova anche il grande monumento di Lew Kerbel, dedicato a Karl Marx ed eseguito nel 1978. Alle spalle della scultura, in un pannello inserito nella facciata di un palazzo, campeggia la scritta in varie lingue: “Proletari di tutti i paesi, unitevi!”.
Un’altra piazza scenografica della città, altrimenti caratterizzata dal razionalismo dell’architettura sovietica, è la Theaterplatz, in cui svetta la neogotica chiesa di San Pietro, un palazzo dell’Opera che riprende le forme del più noto teatro di Dresda e un grande edificio che racchiude la Raccolta di Belle Arti.
Proprio a Karl Schmidt-Rottluff, nato a Chemnitz nel 1884, è dedicato un vasto spazio della raccolta. I suoi colori pieni di espressività e i suoi soggetti intrisi di modernità, si dispiegano in un numero cospicuo di opere, che rendono piena giustizia ad uno dei fondatori del gruppo artistico “Die Brücke”, il ponte, fondato a Dresda nel 1905.
Poco spostato dal centro si trova il Museo Gunzenhauser, che vanta una raccolta ricca di espressionisti tedeschi e in particolare di opere di Otto Dix, fra i personaggi più illustri di quel felice periodo artistico in Germania.
Chemnitz in sostanza è una di quelle città che offrono molto di più di ciò che ci si aspetta. Possiede una storia industriale, artistica, architettonica molto vasta, che merita solo di essere riscoperta da chi non si accontenta di visitare la sontuosa Dresda o la moderna Lipsia, ma vuole scoprire anche gli angoli meno noti della Sassonia.
Testo e fotografie di Davide Fustini