La città di León si trova appena a sud dell’alta catena dei monti Cantabrici sulla strada che collega le coste dell’oceano Atlantico al cuore della Spagna, che è la Castiglia. La sua posizione la rese in alcuni momenti importante e in altri tagliata fuori dalle rotte principali. Il suo nome non deriva dal fiero animale che nel medioevo ne diventerà il simbolo, ma dalla Settima Legione romana. Proprio la VII Legio fonda qui una città nel 70 dopo Cristo. In seguito, nel Medio Evo, fu capitale del Regno delle Asturie e poi del Regno di León per più di tre secoli, fino al 1230, ma anche un’importante tappa per i pellegrini del Cammino di Santiago. Dopo il 1500 perse progressivamente importanza e restò una città agricola e isolata, fino alla fine dell’Ottocento quando l’arrivo della ferrovia le diede un nuovo impulso industriale e commerciale.

León è a misura d’uomo, appena sopra i 100.000 abitanti, ed è ricca di locali che si trovano negli stretti vicoli medievali del centro. Queste strade ospitavano molte locande anche nei secoli passati. Il monumento più importante che svetta su tutta la città è la sontuosa cattedrale gotica costruita dal Duecento al Quattrocento e che già in passato impressionava così tanto i visitatori e i pellegrini da essere soprannominata Pulchra Leonina, cioè la bella di León.

La Cattedrale stupisce per la purezza del suo stile e per le dimensioni. I due campanili che ne incorniciano la facciata sono asimmetrici. Quello di destra è di fattura gotica, mentre quello di sinistra è di epoca più tarda, cinquecentesca. I tre portali profondi e finemente scolpiti sono di grande impatto. Sopra i portali c’è un ordine di bifore sovrastato dal grande rosone e dalla cuspide che contribuiscono all’armonia dell’intera facciata.

Altrettanto magnificente è l’interno, illuminato da numerosissime vetrate decorate, di grande pregio ed alcune risalenti addirittura al Duecento. La struttura gotica della chiesa viene sottolineata ancora di più dall’effetto di leggerezza che le vetrate conferiscono alla Cattedrale.

Un’altra chiesa di grande fascino a León è la Basilica di San Isidoro, di impianto romanico e costruita nell’XI secolo per accogliere le spoglie del santo di Siviglia. Bellissimi i suoi due portali. Quello nella foto è il Portale dell’Agnello, perché richiama il sacrificio di Isacco, ed è quello da cui si entra nella chiesa.

Un palazzo di grande prestigio nel centro cittadino è il palazzo rinascimentale dei Guzman, influente famiglia spagnola, che oggi ospita la sede della Provincia di León. L’interno presenta un rifacimento ottocentesco e si possono effettuare delle visite guidate nel chiostro e in alcune sale del palazzo.

Il palazzo che oltre la Cattedrale richiama più turisti e visitatori a León è questo particolare castello fiabesco che si deve alla fantasia di uno dei più illustri architetti d’Europa. Si tratta di Casa Botines concepita dal geniale Antoni Gaudí. Questo progetto di fine Ottocento fonde le nuove concezioni architettoniche dell’epoca, con uno stile che voleva richiamare il rigore magico degli antichi castelli, nelle forme e nelle simbologie. Vediamo le torri a punta che caratterizzano gli angoli dell’edificio, le particolari finestre, il portone rastremato e la statua di San Giorgio e il Drago che indica già la conversione religiosa che sarà la cifra della vita dell’architetto. Molto interessante anche l’uso del ferro nelle cancellate che corrono attorno al palazzo.

L’interno del palazzo, che era nato come un importante negozio di tessuti (da cui deriva il nome di Casa Botines), divenne in seguito la sede di una banca e oggi è diventato un museo che ospita anche una pinacoteca, oltre a mostre temporanee e a una breve ma coinvolgente storia delle origini del palazzo, dei committenti e di Gaudí stesso.

C’è molto da vedere in una città come León, e partendo da Plaza Mayor, il cuore della vecchia città, si possono percorrere i vicoli medievali frequentatissimi da giovani studenti e da turisti, in cui le mesones, cioè le vecchie locande, continuano a servire i clienti come accadeva nei secoli passati.
Testo e fotografie di Davide Fustini