Diario di viaggio

Saragozza, la città del Santuario della Vergine

Saragozza è una vasta città spagnola, capoluogo dell’Aragona e con una storia che affonda le radici nell’antichità. Il suo nome odierno proviene dal nome Caesarea Augusta (o Caesaraugusta) che assunse quando divenne colonia romana. Durante i quattro secoli in cui fu sottoposta al dominio arabo si chiamò Sarakusta, che suona come un’abbreviazione del nome precedente. Dopo la riconquista cristiana venne proclamata capitale del regno di Aragona, nel 1118.

Il simbolo cittadino più importante sono le cupole della sontuosa Cattedrale dedicata alla Vergine del Pilar. Si deve tornare indietro fino all’inizio del Cristianesimo, nell’anno 40, quando si narra che l’apostolo Giacomo eresse in primo tempio in omaggio al pilastro (in spagnolo pilar) su cui aveva visto comparire la Vergine. Da quel momento in poi la chiesa fu riedificata ed ingrandita molte volte, fino al risultato di oggi che si deve principalmente a progetti seicenteschi e settecenteschi. In alcuni affreschi si nota anche la mano di un giovane Goya.

Molto amata e sentita fra i fedeli di tutto il mondo la devozione al Pilar sul quale è posta una Madonna di legno del Trecento. Il pilastro è posto all’interno di un coreografico tempio ellittico particolarmente sfarzoso, e i fedeli oltre a pregare di fronte alla Vergine, si inginocchiano anche nella parte retrostante dove una nicchia permette di toccare il pilastro stesso.

Quando scende la sera è consigliabile attraversare il placido fiume Ebro sul seicentesco Ponte di Pietra, per ammirare le cupole e i campanili della Vergine del Pilar. Quello che colpisce, oltre l’armonia architettonica, è anche l’atmosfera esotica che sprigionano tutte le componenti della chiesa.

Nello stesso vasto quadrilatero della piazza in cui si allunga la Vergine del Pilar, si trova anche La Seo, ovvero la Cattedrale vera e propria della città che sul lato sinistro presenta una curiosa decorazione mudejar, ovvero arabo-cristiana, tipica delle costruzioni dell’epoca.

Il palazzo con l’architettura più eclettica della città rimane comunque l’Aljafería, che mantiene l’impronta moresca del periodo in cui venne costruito (nell’XI secolo), ma verrà poi adattato alle esigenze della corte aragonese che la renderà sua residenza. In seguito sarà residenza dei Re cattolici, dell’Inquisizione, di una caserma, per poi essere riportato alla struttura originaria ed essere oggi in parte museo, in parte sede istituzionale.

Tante le belle sale visitabili che facevano parte degli appartamenti dei Re cattolici. Ad esse si accede da un meraviglioso scalone in gotico fiorito, le cui finestre lavorate si affacciano sul chiostro circondato da dei lavoratissimi archi moreschi.

Fra i resti romani della città vi è un tratto di mura proprio nei pressi del mercato centrale. Qui campeggia una statua di bronzo di Augusto, donata alla città nel 1940 dall’Italia mussoliniana. Si tratta della copia di una scultura in marmo di epoca romana, in cui Augusto viene ritratto come una divinità a piedi scalzi.

Un altra memoria del periodo di presenza romana è il teatro del I secolo, all’epoca degli imperatori Claudio e Tiberio. Si trattava di un teatro da seimila posti in una città che aveva una popolazione di nemmeno ventimila persone, e il suo stato dipende dalla pratica comune di usare il materiale per riutilizzarlo in altre costruzioni. I suoi resti vennero riscoperti solo negli anni Settanta del secolo scorso.

Non si può visitare Saragozza senza prestare attenzione a uno dei suoi cittadini più illustri, il pittore Francisco Goya che nacque a Fuendetodos, a una quarantina di chilometri dalla città. Qui c’è un importante museo dedicato a lui, e rimangono anche gli affreschi nella Basilica del Pilar di cui abbiamo già parlato. Questo monumento in suo onore, dello scultore Federico Mars, dal 1960 trova spazio nella principale piazza cittadina, quella della Vergine del Pilar.

Passeggiare per le vivaci vie di Saragozza alla scoperta dei suoi angoli più monumentali e più nascosti è un’esperienza che vi farà amare questa vibrante città spagnola.

Testo e fotografie di Davide Fustini